Considerazioni a valle del Salone del libro di Torino

Il Salone del Libro di Torino 2017 ha avuto, come ormai di consueto, un grande successo di pubblico. Quest’anno subiva la temibile concorrenza di un’altra manifestazione libraria, quella di Milano, che rischiava di spaccare e dividere il mondo degli editori e degli scrittori. Così per fortuna non è stato e dal 2018 si spera che il mondo della letteratura in Italia agisca per sinergie e non per contrapposizioni.

piramide a vari strati colorati per definire i lettori in ItaliaA parte questo sospiro di sollievo, però, le cose nel nostro Paese non stanno andando affatto bene. Nonostante un gran proliferare di nuovi autori, una crescente presenza di titoli e libri per tutti i gusti e l’avvento di nuove tecnologie come gli e-book, le persone che leggono sono sempre meno. Secondo una statistica ormai ricorrente si calcola che, su una popolazione di lettori potenziali di 57.000.000 di italiani dai 6 anni in su, 10 milioni non leggono mai nemmeno un libro in un anno e altri 23 milioni ne leggono solo uno. In pratica, gli scrittori possono sperare in meno della metà della popolazione, il 42 %, per l’esattezza. Coloro che leggono da uno a tre libri l’anno sono altri 10 milioni, il che fa salire la fascia di lettori diciamo pigri a ben il 75 % di tutti gli italiani. Gli scrittori e gli editori quindi sono come pesci che si dibattono in una piscina. Non c’è abbastanza acqua per nuotare. Altro che Oceano Mare, come direbbe Baricco.

Io sono uno di quei pesci. E sono anche un pesce molto piccolo. A occhio e croce potrei essere un cavalluccio marino, se va bene. Il mio sogno sarebbe di diventare un giorno un bel delfino ma già sarebbe un risultato eccellente se di ventassi un’alice, magari non fritta.

Pubblico libri ormai dal lontano 2011. Sono trascorsi 6 anni, e la mia attività è sempre stata in crescita. Grazie all’editore di e-book Mnamon ho pubblicato di tutto, dai romanzi ai progetti multimediali più sperimentali, ricevendo grandi tributi di apprezzamento dai miei pochi lettori.

Ma per farsi leggere veramente bisogna fare il grande salto, bisogna sbarcare sulla Luna, come dico spesso io. Cioè arrivare ai grandi editori, o almeno a quelli di un livello medio. Bisogna arrivare ad essere presenti nelle librerie di tutta Italia. Questo piccolo grande salto io l’ho fatto grazie ad un rampante editore di Monza, l’editore Leone. Fui contattato da loro due anni fa, dopo aver inviato qualcuno dei miei incipit a tutta la sfilza degli editori di Italia. Scrissi a tutti, indistintamente, dalla A alla Z. E Leone dopo qualche mese mi contattò, proponendomi un contratto per la pubblicazione del mio primo libro, a cui dovrebbero seguirne altri, che sto già scrivendo. Molto dipenderà da quanti lettori riuscirò a procacciarmi.

E qui arrivano le note dolenti.

Il mio primo libro distribuito in tutta Italia, Una voce dal passato, è stato venduto discretamente bene, per essere il primo tentativo di un perfetto sconosciuto come me. Ma essere presente in una cinquantina di librerie sparse in tutta la penisola non basta. Serve pubblicità, molta pubblicità, servono iniziative, incontri, premi, dibattiti, saloni. E’ una specie di guerra porta a porta, che al di là della bravura dell’autore coinvolge molti strati di interessi economici. Di fatto, sulla vanità e la forza immaginifica degli autori poggia un vero e proprio castello di carta.

Gli autori, quando va bene, prendono una risicata percentuale dei ricavi, mediamente intorno al 3 – 4 %. Non il 34, badate: ho detto 3 – 4 %. Un libro costa in media 10 -12 euro. Fate voi il calcolo. Solo i grandi autori ormai affermati possono strappare royalties più alte. Certo, per gli e-book si prendono guadagni decisamente più significativi, visto che non esistono distributori e intermediari, ma pur avendo potenzialmente un grande mercato globale, questo tipo di libri stenta a decollare. Incomprensibilmente, secondo me.

Chi guadagna di più in questo mondo di idee sono i distributori (moltissimo), i pubblicitari (molto), gli editori (poco), i librai (a fatica) e poi stampatori, grafici, correttori di bozze e via via più giù.

Al Salone del Libro di Torino di quest’anno io ero presente. Il mio libro anche. Qualcuno lo ha anche comprato e letto. I commenti sono incoraggianti ed io infatti mi incoraggio ad andare avanti. Come le migliaia di altri miei colleghi, tutti tra l’altro bravissimi.

Ho letto i loro romanzi e ne sono stupito. Hanno grandi idee, spesso grandi ideali, e tutti – tutti – hanno una gran voglia di scrivere e lottare.

E io? Chi me lo fa fare di continuare a scrivere? Ne vale davvero così tanto la pena? Perché sì, scrivere è faticoso, e qualche volta anche compromettente. All’inizio bisogna anche investire del denaro. Questo sia chiaro. E’ rarissimo il caso in cui un nuovo autore per farsi conoscere non debba pagarsi qualche servizio. Tutto sommato – in tutti i sensi – uno sforzo almeno all’inizio lo si può fare. C’è chi spende soldi per la palestra o per qualche nuova mountain bike. Io, negli anni, li ho spesi prima per pubblicare e poi per pubblicizzare attraverso agenzie e giornali i miei libri. Almeno fino a quando i lettori non cominceranno a conoscermi e, si spera, ad apprezzarmi.

Soldi, fatica, tempo. Questo è la pozione magica che gli scrittori italiani devono bere per poter sperare un giorno di diventare degli autori affermati.

Ci riuscirò? Potrò mai diventare un giorno un bel delfino che guizza tra le onde del mare?

E chi lo sa. Molto dipenderà da quanto il mio nuovo editore mi appoggerà e crederà in me, dal passaparola dei miei lettori, dai premi che vincerò, dalla mia capacità di farmi conoscere in giro e soprattutto dalla mia voglia di scrivere e raccontare. Perché uno scrittore è poi questo: uno che racconta storie.

Avrete tempo e desiderio di mettervi seduti ad ascoltarmi?

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